In Andalusia per la Semana Santa

20 - 27 marzo 2016

Seville, Spagna

A Siviglia, nella settimana che precede la Pasqua, dal 20 al 27 marzo nel 2016, l’aria tiepida di primavera profuma di zagare, cera e incenso. La Semana Santa sivigliana si annuncia così al viaggiatore: nel profumo, dolce e inebriante, degli oltre venticinquemila aranci che fiancheggiano i viali della città e che si mescola all’odore della cera calda versata da migliaia di candele e a quello, pungente, delle nuvole d’incenso che accompagnano i cortei religiosi.
Calle Rodo è una stretta viuzza, nel barrio El Arenal, uno dei quartieri più caratteristici della città che sorge sul fiume Guadalquivir. Centinaia di persone – sivigliani, turisti, pellegrini, fedeli – sono assiepate ai bordi della via, attendendo frementi il passaggio del Paso de Jesús Despojado de sus Vestiduras. Lentamente, aprendosi la strada tra due ali di folla, avanza il paso, uno dei tanti carri processionali che durante la Semana Santa attraversano le strade del centro, rievocando la Passione di Cristo.

Movenze e sculture, tra passato e presente

Il carro, portato a spalla da decine di costaleros, è imponente e oscilla sotto il suo stesso peso: sopra il baldacchino, massicciamente decorato di fregi dorati, ondeggiano lievi le vesti del Cristo spogliato e i pennacchi dei soldati che lo scortano al Calvario. Il gruppo scultoreo sembra prendere vita, ballare al ritmo cadenzato della fanfara che accompagna il corteo e scandisce i passi dei costaleros, la cui presenza, occultata da pesanti tendaggi, è svelata da un paio di sneaker. In questo contrasto si condensa l’essenza di un evento che intreccia passato e presente: sotto i flash degli smartphone, sfilano centinaia di nazarenos incappucciati, accanto a penitenti, spesso scalzi, chierichetti che portano insegne, vessilli, turiboli con l’incenso e ceri e guardie d’onore. Intanto il paso si è allontanato, svoltando faticosamente lungo una strada laterale: quando imbocca la via principale, più diritta e ampia, l’andatura si fa più sostenuta e irrompono gli applausi.

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Con lo sguardo per cogliere la città

Le processioni si susseguono, il movimento è incessante: più di sessantamila persone vi prendono parte, mentre durante la Madrugada, il venerdì santo, che rappresenta il momento più solenne della Semana Santa, gli spettatori raggiungono il milione. La Semana santa non solo si respira, ma si contempla: in questi giorni la città si veste a festa e diventa teatro, variopinto e barocco, di solenni processioni organizzate dalle oltre sessanta confraternite cittadine: dai balconi impreziositi da tessuti ricamati, i sivigliani osservano i pasos incedere lungo le strette strade del centro. Il percorso, che, come decretato dal Cardinale Nino de Guevara nel XVII secolo, deve essere il più corto possibile, parte dalla chiesa di appartenenza di ciascuna confraternita: fuori si accalca la folla e le fanfare che accompagneranno il corteo verso la Giralda, la cattedrale nel cuore di Siviglia, da cui tornerà a notte fonda.

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Folclore e identità

La Semana Santa è dunque una festa popolare, fortemente vissuta e partecipata dall’intera città, poiché quasi tutti i quartieri posseggono una o più confraternite: profondamente radicata nella tradizione e nell’identità dei sivigliani, trascende il suo significato puramente religioso, per trasformarsi, in epoca di globalizzazione, in festa di identificazione cittadina. Tanto è forte il legame tra i sivigliani e la Semana Santa, che le recenti dichiarazioni della leader andalusa del movimento Podemos, Begoña Gutiérrez, circa la possibilità di abolire la Semana hanno suscitato un vespaio di polemiche e indotto la giornalista di Telecinco Ana Rosa Quintaba ad esclamare: “La signora vada via da Siviglia nuotando nel Guadalquivir”. Se dunque, oggi, la Semana Santa si propone come un complesso spettacolo folkloristico, la cui poderosa macchina organizzativa è in grado di attrarre milioni di turisti, le sue origini affondano nel terreno della devozione popolare.

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La religione e i quartieri

Sebbene alcuni studiosi facciano risalire ai riti sincretici delle prime comunità paleocristiane gli albori della festività, la sua nascita è, in realtà, strettamente legata alla storia delle fratellanze e confraternite religiose della città, che, nel XIV secolo, organizzano i culti del Cristo, della Madonna e dei vari Santi patroni. L’usanza delle processioni si consolida nel XVII secolo, quando le confraternite, formate dalle corporazioni professionali, decidono di raggrupparsi intorno alle immagini con cui si identificano, dando vita a sculture barocche dalla forte carica espressiva. È solo alla fine del XVII secolo che le confraternite, svincolandosi dalle corporazioni professionali, avviano il processo che culminerà con l’unione confraternita-quartiere.

Il crocevia di popoli e culture

Le processioni possono rappresentare un’occasione per scoprire la ricchezza monumentale e urbanistica di Siviglia, caratterizzata da una mescolanza di stili ed architetture, frutto della sovrapposizione e della fusione dei popoli che in circa ventotto secoli si sono succeduti (cartaginesi, romani, visigoti, arabi, spagnoli, francesi). La visita della città può iniziare proprio dal Barrio de Santa Cruz, l’antico quartiere di Siviglia che ospita alcuni tra i più importanti monumenti della città, tanto da essere stato dichiarato patrimonio dell’Unesco: l’imponente Cattedrale, la cui enorme mole (116 metri di lunghezza per 76 di ampiezza) ne fa il terzo tempio della cristianità per dimensioni dopo San Pietro a Roma e St. Paul a Londra. Avviata nel 1401 e terminata oltre cent’anni dopo, presenta un’ampia varietà di stili e generi: all’impianto tardo gotico si sovrappongono testimonianze di arte e architettura rinascimentale, barocca ed islamica. Quest’ultima trova nella Giralda la sua espressione più notevole: l’antico minareto della moschea preesistente, inglobato come torre della cattedrale, è divenuto il simbolo della città.
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Tra vicoli e cortili

Vicino, il Real Alcázar regala un altro splendido esempio di architettura islamica, con i suoi cortili, patios, mosaici e giardini: costruito sugli alcázar califfali dell’XI secolo, questo complesso palatino, che ha sempre svolto la sua funzione di casa reale, è stato oggetto di rimaneggiamenti e restauri. E ancora, si può cogliere l’essenza di Siviglia, che insieme a poche altre, è stata definita “città eterna”, perdendosi tra i vicoli di questo quartiere, che conserva la sua struttura secolare, offrendo uno spaccato di storia dell’urbanesimo sivigliano e arabo-andaluso: attraverso cancellate in ferro battuto si scorgono i cortili delle case arabe, un tempo nascosti alla vista.

semana santa
Casa de Pilatos: patio principale (foto di Antonio del Junco, Turismo de Sivilla)

Verso il porto e sotto le palme

Scendendo lungo le rive del Guadalquivir, si giunge al quartiere El Arenal: antica zona portuale, luogo di traffici e intense attività commerciali, è ancora oggi tra i quartieri più vivaci di Siviglia. Qui si trovano altri due emblemi cittadini: Plaza de Toros de la Real Maestranza e la Torre del Oro, antico baluardo difensivo. Dopo la visita dei quartieri del centro cittadino, percorrendo il Paseo de Las Delicias, si impone una sosta ristoratrice nei giardini del Parque de María LuisaTorre: qui si può riposare sotto una delle tante palme, osservare i giochi d’acqua delle fontane o girovagare alla ricerca delle piazzette e dei monumenti dedicati a sivigliani e ad illustri personaggi storici.

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