In Guinea tra maschere e tam-tam, il Carnevale tribale di Bissau

dal 6 al 9 febbraio 2016

Bissau, Guinea-Bissau

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Stregoni della profonda savana, tam-tam, guerrieri armati di lance e ricoperti da pelle di coccodrillo: il Carnevale tribale di Bissau, nella punta estrema dell’Africa occidentale, è un tripudio di allegria che evoca un’aura di magia. Una parata vivace e movimentata per una manifestazione che è una vera e propria “fiesta popular”, dove l’influenza portoghese si fonde con la gioia di vivere africana.

 

Maschere, barrios e danzatori

Un vivace corteo di carri allegorici, seguito da sacerdoti in vesti tradizionali, guerrieri e danzatori, sfila per la capitale Bissau lungo la via principale, Avenida Amilcar Cabral (in memoria dell’eroe nazionale che portò il Paese all’indipendenza nel 1973), mostrando al pubblico le spettacolari maschere tribali. Per l’occasione, maschere sacre della tradizione provenienti dai vari “barrios” – così come vengono chiamati i quartieri – vengono messe in mostra per essere poi giudicate. Momento clou è infatti l’esposizione delle maschere vincitrici e l’elezione della Regina del Carnevale dell’anno. Durante quella che è considerata la festa più sentita in tutta la Guinea Bissau è possibile ammirare, per le vie delle città, anche bellissime donne, agghindate con stupende collane di perle – caratteristiche del luogo – adagiate a coprire il petto.
Il carnevale tribale si festeggia sempre durante la settimana che precede l’inizio della Quaresima (di conseguenza la data può variare di anno in anno) e non soltanto nella Capitale. A Bissau i preparativi cominciano già parecchi mesi prima: è tutto un pullulare di attività e banchetti per le vie. Durante i festeggiamenti ufficiali, poi, la gente si riversa nelle strade dove orchestrine, gruppi di danzatori, percussionisti e gente in maschera inizia a sfilare già a partire dal pomeriggio fino a tarda notte, per poi ricominciare, il giorno dopo, intorno a mezzogiorno.

 

Il significato di una festa, che è anche rito

Il carnevale delle Isole Bijagos è sicuramente la più importante festa di questo piccolo Paese dell’Africa Occidentale, ma accanto a quello di Bissau c’è anche il carnevale tribale delle isole. Protagoniste sono le maschere e i feticci sacri dell’arcipelago delle Bijagos, gruppo di 88 isole nell’Oceano Atlantico considerato patrimonio mondiale dell’umanità per l’Unesco.
In queste isole da sogno, circondate da paesaggi incontaminati, il Carnevale è un evento speciale per la popolazione, un esempio riuscito d’incontro tra cultura occidentale e sensibilità locale. Pittoresche le sfilate del Carnevale regionale della tradizione Pepel a Quinhamel, ma anche quelle della tradizione Manjaca a Cacheu. Il più noto è il Carnevale di Bubaque, considerata capoluogo delle isole, per molti versi diverso rispetto a quello di Bissau, ma che richiama sempre una grande folla. Tipica dell’isola è la sfilata a tema, che mette in scena diverse epoche della cultura Bijago, con ragazzi e persone mascherate che ballano sui trampoli (chiamati “meletcho”).

 

La foresta e i riti iniziatici

Le popolazioni delle Bijagos hanno subito davvero poco l’influenza del mondo esterno. Nei villaggi rivestono molta importanza le maschere, ancora oggi utilizzate durante certe cerimonie. Per il popolo bijago anche la foresta ricopre un ruolo fondamentale nella vita sociale, perché è qui che si celebrano i riti iniziatici. Famosa per la sua violenza, l’iniziazione bijago consiste nel far passare gli adepti attraverso diversi stadi di età e serve a conferire agli uomini la paternità e alle donne la maternità. Nonostante la significativa opera di cristianizzazione subita durante il periodo coloniale, ancora molto forte è la componente animista: i bijagos adorano un dio creatore tramite spiriti presenti negli oggetti, celebrati attraverso riti ancestrali.
Le isole offrono poi uno spettacolo naturale unico con le sue foreste, fiumi e lagune. L’arcipelago – il più grande di tutta l’Africa – è poco abitato, il che lo rende un paradiso per molte specie rare. In molti dei parchi nazionali delle Bijagos esistono riserve dove è possibile osservare animali allo stato brado a partire dalle tartarughe, i lamantini, gli ippopotami, i pellicani bianchi, gli aironi goliath, le cicogne e i fenicotteri rosa.

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Ritmi sincopati e influenza portoghese

Cultura musicale e Carnevale vanno a braccetto. La musica tipica del luogo è legata al Gumbe, genere dai ritmi sincopati, che fonde insieme le tradizioni della folk music. Nel corso degli anni, poi, la censura e i fermenti politici hanno ridotto il Gumbe e altri generi come il Tinga e Tina fuori dal circuito ufficiale, ma questo tipo di musica è di solito impiegata ancora in cerimonie come funerali o riti d’iniziazione. In tutta la nazione si respira ancora la vera “alma de Portugal” (prima dell’indipendenza era Guinea Portoghese): ne sono una prova evidente le sue architetture coloniali o la tipica “foukoudourou” che si danza a ritmo di samba. Inoltre, tra gli artigiani locali, molti sono gli specialisti nella creazione di strumenti musicali, in particolare a percussione, come il “calabash”. I testi delle canzoni sono quasi sempre scritti nella lingua Kriol (creolo portoghese): in tutta la Guinea, oltre al portoghese che è la lingua ufficiale, si parlano più di 30 dialetti etnici locali, un record se si pensa che tutto il Paese è più o meno grande quanto il Belgio.

 

Da Bissau Velho a Baloma

In occasione del Carnevale di Bissau si consiglia di visitare Bissau Velho (Bissau Antica), centro originario della città, con le sue stradine tortuose e le sue case in tipico stile mediterraneo. Una visita a parte merita la città di Baloma, capitale della colonia fino al 1941. Adesso sembra quasi una città fantasma, quasi si fosse addormentata in una dimensione senza tempo.
Infine una piccola curiosità: nei centri più popolati è tipica la frase “Branco n’pelele – Preto n’bau”, che tradotto vuol dire “Bianco da far schifo, Nero da far paura”. In realtà non ha niente di offensivo: i bambini infatti usano ripetere queste parole come fosse una cantilena al passaggio di un uomo bianco. Per restare “al gioco” basta solo rispondere allo stesso modo per poi scoppiare a ridere tutti insieme.

 

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