Carnevali d’Italia, da Ivrea alla Basilicata

30 gennaio - 09 febbraio

Ivrea, Italia

Lo Storico Carnevale di Ivrea e la battaglia delle arance

A Ivrea l’occasione ha il suo culmine dal 6 gennaio al 9 febbraio. Qui si potrà assistere a una battaglia senza esclusione di colpi a suon di arance, combattuta per tre giorni nelle vie cittadine, da figuranti in divisa da sanculotto parigino. Il “getto delle arance” è solo uno degli eventi folkloristici dello storico Carnevale di Ivrea, che presenta il suo programma dal 6 gennaio al 10 febbraio nella cittadina piemontese.

Radici medievali e figure caratteristiche
L’esprit storico del Carnevale di Ivrea prende il volo da un episodio d’epoca medievale, con la cacciata di un tirannico barone che pretendeva lo ius primae noctis da Violetta, la bella figlia di un mugnaio. La ribellione della fanciulla scatenò la rivolta popolare, che si concluse con la sconfitta del tiranno. L’episodio si è perfettamente integrato alle evoluzioni successive della manifestazione, divenuta sempre più evocativa del passato napoleonico e poi risorgimentale. La nutrita presenza di personaggi caratteristici quali, appunto, la Mugnaia, e poi il Generale, il Podestà e altre figure tipiche, contribuisce a rendere il Carnevale di Ivrea uno dei più storicamente evocativi nel suo genere, tanto da avvincere sia gli adulti sia i bambini. La colorita tradizione del “getto delle arance” si affianca alla sfilata degli Abbà (in origine, i giovanotti scapestrati del paese che, per una volta sfilavano scherzosamente con la divisa delle guardie), alla Prise du Drapeau, alla sfilata con i rituali militareschi e ad altre suggestive cerimonie tradizionali che si susseguono nelle giornate dedicate al Carnevale.

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Le prelibatezze gastronomiche
Accanto alle rievocazioni del passato turbinoso della cittadina piemontese, durante il Carnevale non mancano i momenti di aggregazione collettiva, perlopiù a carattere enogastronomico. E così abbiamo le tradizionali e attesissime fagiolate e la degustazione di polenta e merluzzo, assieme alla cosiddetta “fiaccolata goliardica” e alla gara di tiro lungo, il “Trofeo Pich e Pala”. Molto peculiare la cerimonia dell’Abbruciamento degli Scarli, pali di erica e ginepro che vengono dati alle fiamme a rappresentare la vitalità e i buoni auspici lasciati dal Carnevale che se ne va. Quanto più rapidamente le fiamme divampano divorando il palo, tanto più il futuro sarà roseo. Da non perdere la marcia dei Pifferi e Tamburi, e degni di menzione il portamento e l’autorevolezza dei cosiddetti “cavallanti”, ovvero non soltanto dei semplici allevatori ma anche degli esperti conduttori di attacchi a due o a quattro cavalli. E mai come a Ivrea il culto dei cavalli è significativo, visto che il nome stesso della città pare derivare proprio da un lontano passato di stazione di carri equestri.

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Gli aranceri e la sfida di coraggio
Il Getto o Battaglia delle Arance è senz’altro l’elemento più caratteristico del Carnevale di Ivrea, e risale all’Ottocento (in epoca precedente le arance erano sostituite dai fagioli). Divisi in ben nove squadre dai nomi suggestivi (uno per tutti, i Diavoli), gli aranceri in piedi, paludati semplicemente in casacca e calzoni, combattono fino all’ultima arancia sanguinella contro gli aranceri sui carri, protetti invece da una maschera e un’imbottitura di cuoio e divisi in una quarantina di squadre munite di pariglie e di tiri a quattro, spesso decorati da artisti della zona. La lotta accanita fra i popolani, rappresentati dagli aranceri a piedi, contro le guardie del tiranno rifiutato dalla bella Mugnaia, rappresentati dagli aranceri sui carri, viene osservata da una scrupolosa giuria incaricata di assegnare il premio alle squadre che si saranno maggiormente distinte per ardore e coraggio.

Andare oltre Ivrea
Nelle giornate dedicate al Carnevale, Ivrea cambia volto e si popola di cittadini, curiosi e ospiti, tutti con il berretto frigio, il berretto rosso che risale alla tradizione mitraica e quindi orientale, che si sposa alla perfezione con le successive incarnazioni del Carnevale e le sue “contaminazioni” napoleoniche. Ai margini delle celebrazioni carnascialesche, l’accogliente Ivrea è comunque ricca di monumenti e di luoghi d’interesse, quali il Castello, il Ponte Vecchio e il Borghetto, a Torre di Santo Stefano e l’imprescindibile anfiteatro romano.

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Il Carnevale di Aliano e le maschere cornute

Ad Aliano per il Carnevale. Spaventose teste di animali, grotteschi copricapi spettrali, maschere cornute che rimandano a un atavico passato di superstizione, dilagano in corteo al suono di fisarmoniche, tamburelli, campanelli, e strumenti di legno cavi. Ecco il Carnevale di Aliano con le sue suggestioni arcaiche. Elementi che evocano un rapporto stretto con gli spiriti e le divinità della natura da ingraziarsi con esorcismi, lungi dall’essere spaventose, le “maschere cornute” di Aliano, con i loro colori vivaci e le loro forme peculiari, riescono oggi a mettere allegria, segno che la magia delle origini non ha perduto la sua forza catartica.

Richiami letterari e folclore
Abbarbicata su un colle montuoso, Aliano doveva alla posizione privilegiata di “sentinella” silente sulla Val d’Agri la fama di perfetto luogo di scambio culturale fra varie civiltà, di cui godeva in epoche lontane. L’arrivo di Carlo Levi, benché al confino, donò nuovo prestigio ad Aliano, e i ricordi dello scrittore sono ovviamente numerosi nella cittadina. Richiami letterari e folklore si sposano nella “frase”, ovvero la rappresentazione scenografica di fatti del costume locale a opera di attori improvvisati che si tiene sempre nella giornata dedicata alla sfilata delle maschere cornute.

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Maschere contadine e il fascino dei calanchi
A Aliano, Carlo Levi ambientò il suo “Cristo si è fermato a Eboli” e espresse il desiderio di essere sepolto fra i suoi contadini, i suoi vicoletti, i suoi calanchi. Mandato al confino in quel luogo apparentemente sperduto, Carlo Levi ne coglie alla perfezione ogni aspetto, anche quello del suo celebre Carnevale: “Venivano a grandi salti, e urlavano come animali inferociti , esaltandosi delle loro stesse grida . Erano le maschere contadine. Portavano in mano delle pelli di pecora secche arrotolate come bastoni, e le bandivano minacciosi, e battevano con esse sulla schiena e sul capo tutti quelli che non si scansavano in tempo”.

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I frizzuli e la rafanata
In occasione del Carnevale è possibile degustare piatti di cucina tipica alianese, fra cui i frizzuli e la rafanata, una sorta di frittata con il rafano. La non distante Matera, con i suoi Sassi, Patrimonio dell’Umanità, è una tappa imperdibile per il visitatore, dedicando qualche tempo anche alle campagne circostanti, con i loro panorami inconfondibili. Da vedere anche il Carnevale di Tricarico, luogo natale del poeta Rocco Scotellaro, e la sua sfilata di figuranti mascherati da vacche e tori che inscenano una mandria in transumanza. Anche questo, come il Carnevale di Aliano, “inaspettato e anacronistico”, per dirla con le parole di Levi, ma sempre entusiasmante e magico. E imperdibile.

Foto di copertina: Fondazione Storico Carnevale di Ivrea

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