Catania, la festa di Sant’Agata e l’inno alla resilienza

dal 3 al 5 Febbaio 2016

Catania, Italia

etna catania

Da cinque secoli, per tre giorni, devoti e curiosi si riversano per le strade di Catania illuminate vorticosamente dalle “cannelore”, quei particolari ceri alti molti metri. Tutt’intorno, ali di folla agitano fazzoletti bianchi al grido di “Cittadini, cittadini, semu tutti devoti”. La Festa di Sant’Agata, che si svolge a Catania dal 3 al 5 febbraio, è tra le più seguite feste religiose del mondo, con oltre un milione di persone all’anno. Un evento unico, paragonabile solo alla Settimana Santa che si svolge a Siviglia o al Corpus Domini di Cuzco, in Perù.

Catania è rinata molte volte, resistendo a terremoti devastanti e alle eruzioni dell’Etna. Si spiega anche così la vitalità dei suoi abitanti. La Festa di Sant’Agata è, in fondo, un inno alla resilienza e alla capacità di risorgere dei catanesi. Alla martire, da sempre, sono stati tributati imponenti e prestigiosi monumenti cittadini: percorrendo la salita dei Cappuccini, all’interno della chiesa di Sant’Agata al Carcere, si possono ancora ammirare i resti della prigione dove la donna patì il martirio e spirò. Non lontano sorgono le chiese di Sant’Agata alla Fornace e di Sant’Agata la Vetere, forse luogo della prima sepoltura della martire. Un itinerario di visita affascinante.

Foto: Vincenzo Portuese
Il busto reliquiario di Sant’Agata (Foto: Vincenzo Portuese)

Nei giorni della festa è impossibile non farsi coinvolgere. Tra danze rituali, “l’annacata”, scenografie da film, fragori di spari e preghiere, i credenti con camicie e guanti bianchi accompagnano il reliquiario posto su la Vara, un carro d’argento, e i fedeli, cuffia nera in testa, tirano il cordone di oltre cento metri legato al carro. Le candele sono rivestite con puttini e decorazioni in legno dorato che ritraggono scene del martirio, fiori e bandiere, rappresentano varie categorie di lavoratori, giardinieri, fiorai, fruttivendoli, e precedono il fercolo, come un tempo, per illuminare la strada.

Da Piazza Stesicoro, il 3 febbraio, si terrà l’offerta delle candele. Il carro raggiungerà la Cattedrale in Piazza Duomo, mentre le settecentesche “Carrozze del Senato”, col Sindaco e alcuni membri della Giunta, arriveranno alla Chiesa di San Biagio per consegnare le chiavi della città alle autorità religiose. Un secolare atto di sottomissione che si concluderà, in serata, con fuochi di artificio e concerti. I grandiosi spettacoli pirotecnici ricordano il modo in cui la “santuzza” fu martirizzata.

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Il primo, vero incontro con Sant’Agata avverrà però solo il giorno dopo quando, nel Duomo, sarà celebrata la cosiddetta Messa dell’Aurora, al termine della quale il “fercolo” verrà portato in processione per il giro esterno della città. Non si può descrivere la marea di persone che riempie la piazza da ogni lato, l’emozione suscitata dal busto della Santa, luccicante di gemme e d’oro, nell’istante in cui viene issato sul trespolo rinascimentale foderato di velluto rosso.

fercolosantagatacataniaIl Fercolo di Sant’Agata (Foto: Francesco Cucinotta)

Ogni anno un brivido scuote la folla che, serpeggiando, s’avvicina all’effigie, tenuta a bada dai devoti vestiti di bianco, affaccendati a proteggere l’icona. Il giro coinvolge moltissimi catanesi, anche quelli che vivono in periferia: case aperte, illuminate a festa, bancarelle stracolme di dolciumi e torrone, palloncini colorati, griglie per arrostire la famosa carne di cavallo, effigie della Santa che sporgono dalle edicole. La festa, che vede insonni moltissimi abitanti, si concluderà solo alle prime luci dell’alba, col ritorno delle reliquie in Cattedrale.

Il giorno successivo, dopo le ore sei del pomeriggio, la Santa fa il suo giro interno, dopo il solenne pontificale, risalendo lungo tutta via Etnea
fino a Piazza Cavour. Purezza, miracoli e martirio: una Festa barocca che vuol testimoniare quanto ancora Sant’Agata viva nella mente e nelle tradizioni dei catanesi, a dispetto di tutto. E vive anche nella tradizione dolciaria: oltre alla “calia” e alla “simenza”, in occasione della Festa è possibile mangiare i “Cassatedi di Sant’Aita” e le “Olivette”, dolci caratteristici sfornati in quei giorni proprio in onore della martire.

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Catania è una città festosa ed elegante, il cui centro storico, in stile barocco, è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità. Nei ristoranti si può apprezzare la carne di cavallo, presente nei menù cittadini per antica tradizione. La si può mangiare cucinata in tutti i modi possibili: come spezzatino, sotto forma di spiedini, polpette, carpaccio. Tanta mondanità sembra in contraddizione con le numerose chiese disseminate ovunque. Le notti brulicano di vita, non solo nei fine settimana; in pieno centro o a ridosso delle spiagge, nei bar o nelle discoteche, si beve, si balla, ci si diverte. Corso Italia, a tarda ora, si spopola e diventa più austero del solito: è quasi l’emblema di un altro modo di essere, meno estroflesso e più riservato.

Il fiume sotterraneo che attraversa la città, l’Amenano, è la rappresentazione delle contraddizioni che fanno anche di Catania, come di Palermo, una città a strati, la cipolla di cui amava parlare il compianto Enzo Sellerio. Tra musei e folklore, nel via vae multietnico dei suoi abitanti o nella calca della “Piscaria”, l’antico mercato del pesce; tra i chioschi e lungo la via Etnea, la strada che collega il Duomo all’Università, Catania palpita facendoci dimenticare la presenza del mare.

L’anima del luogo, si può dire, s’identifica soprattutto nella devozione alla patrona della città, Sant’Agata. A dispetto della sua anima godereccia, infatti, la città tributa ogni anno a questo simbolo religioso questa tre giorni di folklore e afflato religioso, in cui si mescolano sacro e profano. Festeggiamenti imponenti, tra i più coinvolgenti in Italia e nel mondo, coinvolgono tutta la comunità, anche quella dei paesi limitrofi.

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