A Gubbio per la festa dei Ceri e le foto di Steve McCurry

15 maggio

Gubbio, Italia

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Nel Paese dei mille campanili, ogni borgo ritrova la coesione della comunità nel giorno della festa. La religiosità si fonde con la natura, il ritmo delle stagioni regola l’ordine delle cose, il rito diventa linfa vitale collettiva. A Gubbio, il 15 maggio di ogni anno si celebra la festa dei Ceri in omaggio a sant’Ubaldo Baldassini, vescovo e patrono della città umbra, morto il 16 maggio del 1160. Inno gioioso alla primavera, cerimonia esaltante intrisa di spiritualità cattolica, la festa affonda le radici nei riti pagani precristiani in onore delle divinità umbre (Cerfus) o romane (Cerere).

 

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La corsa forsennata e le corporazioni medievali

I Ceri sono tre giganteschi manufatti in legno a forma di prisma ottagonale, dal peso di quattro quintali ciascuno, sormontati dalle statue di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio, portate a spalla dai “ceraioli” lungo le vie del centro storico fino alla vetta del monte Ingino, dove sorge la basilica del patrono cui la festa è dedicata. La corsa forsennata, ai limiti delle capacità umane, è organizzata dalle corporazioni medievali cittadine e segue un programma fisso, in cui i ruoli vengono assegnati secondo una nomenclatura complessa e insindacabile.

 

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(Foto: © Steve McCurry)

 

Il richiamo della primavera

“La festa dei Ceri, a Gubbio, è la più allegra, frenetica e assurda corsa di giovinezza. Sacra e profana, e più profana che sacra. Scalda il cuore e affanna i polmoni di tutta la città. E’ una specie di richiamo della primavera, a cui nessuno può o deve resistere”, spiegava Folco Quilici ne “L’Italia vista dal cielo”, serie di 14 documentari finanziati da Esso e realizzati tra 1966 e il 1978, con l’obiettivo di ritrarre dall’elicottero le bellezze paesaggistiche, artistiche e architettoniche d’Italia. Il viaggio in Umbria di Quilici parte proprio dalla festa di Gubbio, talmente sentita in questa terra al punto che i Ceri fanno parte dello stemma della Regione.

Le foto di McCurry, la festa e la vita

A distanza di più di quarant’anni, il celebre fotografo americano Steve McCurry ha voluto dedicare a questo evento un capitolo a parte nel suo viaggio in questa regione: dopo il successo di Sensational Umbria, la grande mostra organizzata lo scorso anno a Perugia dalla Regione Umbria in collaborazione con il Comune di Perugia, è tornato a Gubbio nel 2014 per immortalare la festa in 18 scatti, Passionate Umbria Ceraioli of Gubbio, esposti fino al 28 aprile a Palazzo dei Consoli. “Pensavo di vedere tre santi e ho visto tre ceri. Pensavo di vedere una città e ho visto un popolo. Ma, soprattutto, pensavo di vedere una festa e ho visto la vita”, ha detto entusiasta Steve McCurry in occasione dell’inaugurazione della mostra. “Quell’aggettivo “passionate” ha una plurima gamma di significati, pertinenti allo spirito della città di Gubbio e dell’Umbria: ardente, accesa, calorosa, fanatica, incandescente, sviscerata, focosa, fremente, esaltata”, ha aggiunto Filippo Mario Stirati, sindaco della cittadina, per descrivere la sua gente.

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(Foto: © Steve McCurry)

 

Tutto comincia all’alba

Ma come si svolge la festa? All’alba del 15 maggio, intorno alle 5,30 del mattino, il gruppo dei tamburini percorre le vie della città per dare la sveglia ai Capitani e ai tre Capodieci, uno per ogni cero: sono loro a fare l’Alzata a mezzogiorno in punto, il gesto che dà inizio alla corsa, e sono responsabili del buon andamento del loro cero. Piazza Grande è gremita, non c’è spazio nemmeno per un cerino, migliaia di persone in costume assistono trepidanti all’azione dei Capodieci, i “ceraioli” che si gettano in avanti per consentire al cero una leva che lo solleverà da terra e lanciano tra la folla un’anfora in ceramica detta brocca.

 

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(Foto: © Steve McCurry)

 

La resa dei conti e il tratto in salita

Nell’antica cittadina umbra i ceri cominciano la folle corsa, prima tre giri completi della piazza (quello di Sant’Antonio ne fa quattro), poi si disperdono nelle vie della città, ognuno con un percorso prestabilito, per la “Mostra” durante la quale i Ceri vanno ad onorare i ceraioli anziani e quelli defunti nelle loro abitazioni. Alle 18, poi, inizia la corsa vera e propria: dopo tre soste, i ceraioli – ognuno dei quali appartiene a un solo cero, per libera scelta o per tradizione familiare – tornano in cima al monte Ingino nella Basilica di Sant’Ubaldo: l’ultimo tratto è interamente in salita, lungo gli stradoni del monte, e viene percorso in nove minuti circa. A rendere il percorso difficoltoso non è solo il peso dei ceri, ma anche l’altezza, la velocità, la tortuosità dell’itinerario, e le “mute”, i cambi al volo tra i portatori in corsa.

 

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(Foto: © Steve McCurry)

 

Gli abitanti di Gubbio, gli eugubini, sono talmente affezionati alla loro festa che nella penultima domenica di maggio si svolge la Festa dei Ceri Mezzani, dedicata ai giovani, e il 2 giugno la Festa dei ceri piccoli, dedicata ai bambini. Basti pensare che la corsa dei Ceri fu celebrata anche nel 1944, in piena occupazione nazista, anche se nella città era presente un reparto tedesco e alla corsa parteciparono anche i giovani renitenti alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale Italiana.

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