Festival del Sahara, la Tunisia e l’incanto del deserto

dicembre 2016

Douz, Tunisia

Festival internazionale del Sahara

Un grande raduno ai margini del deserto. Un festival che esprime e tramanda la cultura tradizionale, le forme di vita, le storie, le abitudini quotidiane e le usanze delle popolazioni nomadi. Un’occasione rara per accedere a un mondo segreto e affascinante. E’ la parata o festa dei dromedari dell’oasi di Douz, iniziata poco più di un secolo fa, nel 1910 come una sfilata di cavalieri e dromedari in una grandiosa giostra di costume e che ha assunto, via via dagli anni ’80, una dimensione internazionale. A fine dicembre, per quattro giorni, il Festival internazionale del Sahara diviene il luogo in cui si confrontano, in uno spirito non solo spettacolare, ma di orgogliosa manifestazione di identità culturale, numerose tribù nomadi del deserto. Uomini e donne del mondo delle dune e della sabbia che arrivano non solo dal sud della Tunisia e dell’area del Maghreb ma da diversi paesi africani e arabi.

L’oasi di Douz, le tende e i souk
Il piccolo centro di Douz è un’oasi situata alle porte del Grand Erg Orientale. Nel tempo ha modificato il suo originario ruolo di punto di passaggio e di transito obbligato di nomadi e di carovane arabe dirette a sud, sviluppando l’insediamento abitato e la vita stanziale di tribù come i Mrazigs. Per la sua posizione e il ruolo di avamposto del deserto, Douz ha orientato la sua economia non solo all’agricoltura, all’artigianato e al commercio, ma anche al turismo, che oggi, in molti casi fa emergere il problema della ‘fragilità delle oasi’. Ma l’autenticità di questo festival non è cambiata, sembra essersi forse rafforzata la sua specificità, la volontà di mantenere e diffondere la conoscenza delle tradizioni delle popolazioni nomadi del deserto sahariano, di dare ad esse continuità.
Ai confini dell’oasi sono piantate le tende (douar), gli uomini del deserto giungono qui con quegli animali che fanno parte della loro stessa esistenza. Nel souk che già durante l’anno è sede del mercato più importante e frequentato del territorio – il giovedì soprattutto quando le attività commerciali si estendono anche ai cammelli, agli asini, alle capre – vengono selezionati i più bei dromedari bianchi (mèharis) da corsa e i migliori levrieri da caccia (sloughis). Le strade si affollano di persone e dei più svariati mezzi di trasporto, soprattutto lungo il percorso che attraversa il palmeto e conduce nel grande spazio aperto di Hinich, ai margini di Douz.

I libri di Eventrip


 

Gli attori e le scene del festival
In questo scenario naturale, posto al limite di un deserto che appare come uno sfondo infinito dalle tribune costruite su un lato per gli spettatori, impressionante per l’estensione, la posizione e la quantità di persone presenti, si svolgono le più importanti manifestazioni in programma durante il Festival del Sahara: corse competitive di méharis, gare di velocità di cavalli purosangue, dimostrazioni delle abilità degli sloughis, caroselli e combattimenti, fantasie equestri, scene dell’ordinario quotidiano, sfilate di costumi tradizionali e altro ancora. La vista riempie lo sguardo di colori e di animazione, le espressioni della vita sahariana emozionano, insieme ai suoni, ai ritmi, alle voci di fondo.
Le strade di Douz, così come la locale Casa della Cultura ma anche altri luoghi della città, come il Museo del Sahara, durante il giorno e la sera, si aprono, secondo il programma proposto ogni anno, ad incontri e a dibattiti a tema, ad esposizioni e proiezioni, alle danze, alle musica e ai canti, alla poesia, da sempre tradizionale mezzo di comunicazione nel deserto. Fino all’ultimo giorno, il più interessante probabilmente insieme al primo, quando il Festival internazionale del Sahara si chiude, nel grande spazio aperto sulle dune del deserto, con la sfilata di tutti coloro che vi hanno partecipato: uomini, donne, bambini delle varie tribù, musicisti, ballerini, cavalieri.

Il deserto e gli attraversamenti
Quello di Douz è così un incontro di uomini del deserto, un modo per avvicinarsi ad essi, ma anche, quasi soprattutto, un modo non formale per cogliere una dimensione singolare dello spazio e del tempo. Il deserto, infatti, evoca, soprattutto per chi viene da realtà così distanti come quella europea, il fascino delle grandi distese, della vita nomade e dell’erranza, l’idea dello spaesamento e della ricerca di sé negli spazi infiniti e nei loro silenzi, della prova e dell’avventura, la necessità temporanea dell’oblio, dell’allontanamento, della distanza dal quotidiano, della “frequentazione dell’elementare”, il desiderio di un tempo lento, nel quale si acuisce la percezione dei segni, delle tracce, delle piccole cose e la diversità diventa risorsa.
Il deserto non è un vuoto. Non è fatto solo di sabbia. Ma, come il sud della Tunisia mostra, è anche fatto di sale e di roccia. Suggerisce un’idea di attraversamento, ovvero un viaggio che percorre distese, luoghi naturali ed antropici di questa parte della Tunisia, nella quale le distanze si compongono di grandi spazi, di deserti, nelle loro diverse accezioni, e di segni di storie e di vita. Un viaggio che ha bisogno di tempo, inteso non solo e non tanto come durata, ma come capacità di vedere, di accogliere, di portare con sé qualcosa che va oltre un’immagine o una loro sequenza, e non si esaurisce in un ricordo fugace. Un “attraversamento” inteso anche come disponibilità all’”incontro”, casuale o voluto, non effimero con la multiforme fenomenologia del quotidiano che si esprime in questi luoghi, attraverso le vite di chi li abita, tra vecchie e nuove forme di nomadismo e stanzialità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: gentile concessione del Festival Internazionale del Sahara

L'AEREO PER LA TUNISIA