Junkanoo, Capodanno alle Bahamas

26 dicembre 2016 - 1 gennaio 2017

Nassau, Bahamas

Junkanoo

Una parata di migliaia di persone, divise per costumi e scenografie. Mise multicolori in spugna e cartapesta, abbinate a materiali più preziosi come la seta e le paillettes. Il tutto accompagnato – dalle due di notte fino alle dieci del mattino – da un’armoniosa polifonia di tamburi in pelle di capra, fischietti e campanacci. “Rush out” acrobatici di un migliaio di ballerini in abiti sgargianti che piroettano e caprioleggiano fra gli spettatori in visibilio.
No, non siamo a Rio de Janeiro, bensì a Nassau, alle Bahamas, in occasione del Junkanoo, la festa nazionale che si svolge tre giorni l’anno, Natale, Santo Stefano e Notte di San Silvestro. Ma in tutto questo junk, in tutta questa baraonda di colori, immagini, suoni, suggestioni, odori, è l’aspetto funk a prevalere, rendendo le festività natalizie a Nassau, Freeport e in altre cittadine delle Bahamas un’esperienza sensoriale indimenticabile.

Le radici africane e i colori dell’orgoglio
Le origini del Junkanoo, sorta di carnevale in cui ogni divertimento è lecito, si perdono nei secoli e affondano le radici in varie leggende locali. La più accreditata è quella secondo cui la sfilata prenda il nome da John Canoe, un capo africano deportato come schiavo ai Caraibi e che durante le feste natalizie, quando agli schiavi erano concessi tre giorni di libertà, rispolverava i costumi nazionali africani celebrando le proprie origini con gli altri conterranei, spesso girando mascherati per la casa dei padroni o inerpicati su trampoli. L’atmosfera di celebrazione dell’orgoglio è rimasta intatta ancora oggi, ed è facile ravvisare nei visi dei manifestanti di colore, discendenti degli schiavi deportati, la fierezza del proprio retaggio africano che, da mezzo globo di distanza, sembra palpitare vivo più che mai nelle danze multicolori, nelle maschere tribali e nei canti pervasi di forza e al tempo stesso di malinconica nostalgia di una terra perduta.

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La preparazione e le troupe di danza
Malgrado l’aura di variopinta anarchia, nel Junkanoo, nulla è lasciato al caso e ogni costume, ogni improbabile orpello e ogni più piccola decorazione dei manifestanti sono frutto di mesi e mesi di preparazione, In particolar modo i ballerini delle varie troupe di danza, spesso composte anche di più di mille persone, curano maniacalmente acconciature, make-up e coreografia, il tutto rigorosamente artigianale, dai materiali impiegati per gli abiti alla costruzione dei carri da sfilata, mirando a conquistare l’ambito riconoscimento assegnato dall’inflessibile giuria, che premia anche il miglior gruppo e il miglior costume, poi esposto assieme a quelli delle precedenti edizioni al Junkanoo Expo Museum a Nassau.

Se ci si sofferma a parlare con i partecipanti, si apprende che il Junkanoo è quasi una ragione di vita, cui dedicare gran parte dell’anno in preparativi e allenamenti. Il tutto senza limiti all’estro e alla fantasia, con amici, parenti e intere famiglie impegnate a dare il meglio di sé per stupire gli spettatori. Non esistono barriere di età, di sesso, di etnia, o di censo. Giovani e anziani, uomini e donne, poveri e ricchi, chiunque può prendere parte alla parata, chi per semplice divertimento chi allettato dai premi in denaro, introdotti negli anni Ottanta per incentivare la partecipazione e stimolare la creatività delle varie performance.

Questa fantasmagorica esplosione di acrobazie si traduce in un inno alla vita, che, per tre giorni l’anno, trasformano le Bahamas, già celebratissimo angolo di Paradiso, in uno scrigno di contagiosa allegria che resta scolpito nel cuore e nell’anima di chi, fra un bagno di sole e un cocktail in riva al mare cristallino, ha la fortuna di assistervi. Che sia il giorno di Santo Stefano o la notte di Capodanno, o in piena estate nei cosiddetti rush-out nelle varie isole, che sia il Junkanoo Junior, la versione per ragazzi della parata, con la quale ne si tramanda la tradizione storico-culturale alle nuove generazioni che poi, da adulti, prenderanno parte alla sfilata ufficiale, il Junkanoo è le Bahamas, e le Bahamas sono il Junkanoo.

Nassau e le Bahamas
Settecento isole e isolette situate nell’Oceano Atlantico, a est della Florida e a nord di Cuba, scoperte nel primo viaggio del nostro Cristoforo Colombo, dominate dagli spagnoli, poi dagli inglesi. Le acque basse, le conformazioni coralline, il mare di splendore unico, tutto congiura meravigliosamente a renderle una sorta di Paradiso terrestre suddito di Sua Maestà Britannica. Le trenta isole abitate, fra cui Andros, Eleuthera, Grand Bahama, San Salvador, e ovviamente New Providence che ospita la capitale Nassau, sono ricche di storia e cultura, oltre che di splendidi paesaggi. La vita notturna è particolarmente vivace, con musica dal vivo nelle piazze come a Count Basie Square a Freeport sull’isola di Grand Bahama, festival del cinema, e ovviamente la parata del Junkanoo. Architettura georgiana, negozi di legno dai colori pastello, e uffici moderni a Bay Street la strada principale, Nassau presenta un’affascinante commistione di antico e moderno, due anime che convivono in armonia. Nassau presenta anche un aspetto glamour, vita mondana, campi da golf, ville paradisiache di vip, che si sposa perfettamente con un lato selvaggio, fra distese di sabbia dorata e vegetazione lussureggiante. L’acquario aperto più grande del mondo, l’Atlantis Waterscape, è un’attrazione che da sola vale il soggiorno.

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