Festa delle Acque, in Cambogia per la fine della stagione delle piogge

novembre

Phnom Penh, Cambogia

festa delle Acque

Non c’è occasione migliore per visitare la Cambogia, e la sua capitale Phnom Penh, della celebrazione millenaria del Bon Om Tuk, ovvero la Festa delle Acque. Si tiene tra ottobre e novembre in occasione del plenilunio e avviene all’inizio della stagione secca quando il fiume Sap, che a Phnom Penh confluisce nel Mekong, inverte il suo corso per dirigersi verso il mare.


Sfilata delle imbarcazioni durante il Bon Om Tuk

La guida che mi accompagna a visitare la capitale si chiama Iv Sor e parla un perfetto italiano. Durante il regime khmer aveva otto anni e lavorava nei campi di riso, come gli adulti. Ha un viso sorridente e aperto ed è molto preparata. Mi informa che, quest’anno, la Festa delle Acque si terrà a inizi novembre 2016 (salvo imprevisti dal 13 al 15). Immaginate lo spettacolo delle cinquecento imbarcazioni ammantate di fregi che solcano il percorso del fiume e di un milione di cambogiani che si riversa nella capitale dalle province. Il contrario di quel che accade in aprile, in occasione del capodanno, quando l’esodo avviene verso le campagne.


La Festa delle Acque: La corsa delle imbarcazioni

Per tre giorni, tra canti, musiche e balli, chiuse banche ed ambasciate, si festeggia la grandezza della natura e la sua maestosità. Seduti sulle sponde del fiume, si può assistere alla sfilata delle piroghe: ogni provincia prepara cinque o sei battelli dai vessilli multicolori con a bordo una cinquantina di rematori.

La Festa delle Acque: Le imbarcazioni che sfilano di fronte ai simboli del Bon Om Tuk

Nel 2010, durante i festeggiamenti, la ressa ha causato, tra gli abitanti, un numero impressionante di vittime, tanto da spingere il governo a sospendere l’evento per un certo periodo di tempo. Ma è di nuovo possibile, in tutta sicurezza, assistere al magnifico spettacolo delle piroghe e delle barche rituali che scivolano sul corso del Mekong per ingraziarsi la divinità dell’Acqua, alla cui abbondanza, in Cambogia, si deve la produzione del riso.


La Festa delle Acque: Donna al Mercato Russo di Phnom Penh (foto di Tullia Bartolini)

Il color giada delle risaie e il tempo perfetto per visitare la Cambogia
“I cambogiani lo sanno da secoli: la vita è una ruota e la storia non è progresso”, scriveva Tiziano Terzani, giovane inviato del “Der Spiegel” in terra asiatica. Affrontare i quattordicimila chilometri che ci separano dalla Cambogia, per ritrovarsi immersi in una civiltà non ancora completamente ferita dal progresso, è un’esperienza che vale il viaggio. Ciò per una serie di ragioni, tra cui la possibilità di capire i ‘fatti’, ma anche quella di guardare a fondo un presente che coinvolge un popolo il cui 70 per cento è composto da giovani al di sotto dei trent’anni. Il periodo migliore per visitare il paese è senza dubbio ottobre-novembre, poiché il clima si fa più mite ed è ancora possibile godere del color giada delle risaie, senza soffocare nella morsa del caldo tropicale.


Il Mercato Russo di Phnom Penh (foto di Tullia Bartolini)

I primi passi e le tarantole fritte
Phnom Penh, la capitale, è un ottimo punto di partenza. Si raggiunge dopo un comodo volo da Bangkok e, superato il controllo del visto – arrivate armati di fotografie e di qualche dollaro -, ci si trova subito catapultati nella trafficata città, stretta nella ragnatela dei fili elettrici, tra case coloniali e vicoli sterrati. I suoi sorridenti, indaffarati abitanti, offrono mercanzie lungo il Mekong – tra cui anche tarantole fritte e passerotti in tempura – e, per tre dollari, ti portano dove vuoi a bordo dei loro tuk tuk. La valuta comunemente accettata in Cambogia non è quella locale (che è come ignorata), bensì il dollaro emesso dopo il 1996, preferibilmente in piccoli tagli.

Quello che ti sorprende di più
I cambogiani sono di una cortesia e di un’umanità davvero spiazzanti. Reduci dalla guerra civile, da trent’anni sono retti da una dittatura militare, fronteggiata con sempre più coraggio dall’opposizione del partito di Sam Rainsy, il PSNC (Partito di salvezza nazionale cambogiano). I fieri khmer rivendicano il proprio posto nel mondo ma, nelle periferie e lungo le vie di transito, si vive ancora su palafitte di legno. Nella capitale, lambita dalle acque melmose del Mekong, si alternano echi di modernità all’arte di arrangiarsi: su uno scooter viaggia anche un’intera famiglia composta da cinque persone! Il carrying Cambodia è un’arte che vale la pena di vedere dal vivo.


La Festa delle Acque: Il fiume Mekong, verso Kampong Thom (foto di Tullia Bartolini)

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Cosa vedere ancora
Con la guida mi allontano dalla capitale per raggiungere Kampong Thom, che si trova a poco più di metà strada tra Phnom Penh e Siem Reap. Il lungo percorso di sterrata alterna terra battuta ad asfalto. Giungle infiammate, corsi d’acqua sinuosi, polvere, bambini col moccio al naso: il profilo degli alberi che sembrano annegare nel giallo ocra delle paludi e il baluginare del fiume in lontananza, rendono più gradevole questo luogo di transito, intossicato dal traffico e da bancarelle fumanti. Fittiamo una piccola barca che ci conduce lungo il Mekong e la vista è spettacolare, molto diversa dall’atmosfera del centro città. Ai margini, lungo le strade più periferiche, palafitte e costruzioni decadenti; palazzi in costruzione, imbragati in impalcature di bambù. Immagini governative decorano gli ingressi delle abitazioni più eleganti, con la scale esterne corredate da imponenti corrimani. Le strutture ricettive sono poche e non all’altezza degli standard europei, ma ci arrangiamo.

Siem Reap è più mondana: si esce fuori dalla nebbia vegetale e si entra nei vapori di vino della città dominata da vetrine, locali, insegne: un massaggio ai piedi di mezz’ora costa appena tre dollari, puoi mangiare dove e come vuoi, la vanità occidentale è gratificata. “Siamo tutti viaggiatori alla ricerca di povertà da amare”, scriveva qualcuno: anche qui, in periferia, povere capanne di lamiera, strade di polvere, suonatori di strada con braccia e gambe amputate dalle mine, che sono disseminate ancora ovunque, lungo il territorio cambogiano, soprattutto al confine con la Thailandia.


La Festa delle Acque: Il Tempio Rosa, a Bantey Srey(foto di Tullia Bartolini)

Siem Reap è un punto di partenza fondamentale per visitare i templi di Angkor, centro religioso e amministrativo della Cambogia negli anni tra il IX e XIII secolo. Angkor fu sede prestigiosa dei re Khmer e venne abbandonata nel XV secolo, per poi essere riscoperta davvero solo nell’800: la più importante pubblicazione relativa ai templi è opera del naturalista francese Henri Mouhot e risale proprio alla fine del XIX secolo. La ristrutturazione dei siti, invasi dalla morsa della giungla, continua ancora oggi: Angkor Wat, il Bayon e Ta Prohm tolgono il fiato. Costruzioni millenarie, radici di alberi (ricordate Angelina Jolie in ‘Tomb Rider’?), buddha dai sorrisi enigmatici, volti di pietra: bisogna addentrarsi tra le rovine per capire di cosa stiamo davvero parlando.

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