Negli Usa per il New Orleans Jazz & Heritage Festival

22 aprile-1 maggio 2016

New Orleans, Stati Uniti

new orleans, viaggi

Quando nel 1970 Mahalia Jackson tornò in Lousiana insieme a Duke Ellington per ascoltare la prima edizione del New Orleans Jazz & Heritage Festival, l’atmosfera dell’evento era talmente gioiosamente caotica che la Queen of Gospel si dimenticò di essere venuta in veste di semplice spettatrice e iniziò a cantare unendosi spontaneamente all’Eureka Brass Band che si stava esibendo in quel momento tra la folla. Secondo gli organizzatori, lo spirito del festival nacque in quel momento.

Congo Square e le voci delle radici

Al di là della veridicità del racconto, noi amiamo pensare che lo spirito di questo festival, che quest’anno si terrà tra il 22 aprile e l’1 maggio, risieda però nella sua prima casa, ovvero Congo Square. La piazza abbandonata già nel 1972 per esigenze di spazio a favore della Fair Ground Race Course, una delle più antiche piste da corsa degli Stati Uniti. Congo Square è una piazza che chiude a nord-ovest lo storico quartiere francese di New Orleans e il suo nome non è assolutamente casuale. Intende richiamare la tradizione degli schiavi di colore, soprattutto quando la Lousiana era ancora una colonia francese e poi spagnola, di riunirsi in questa piazza nel loro unico giorno libero, la domenica, per ballare, cantare, commerciare. Dato che tutto ciò non era permesso nelle altre colonie, la piazza divenne ben presto un ritrovo turistico per bianchi liberi che venivano da ogni parte del paese per vedere gli schiavi esprimersi secondo la propria cultura. Alcuni schiavi provenivano dal Senegal, altri dal Congo, altri ancora dalla Guinea, alcuni direttamente da Haiti.

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Il caleidoscopio musicale e le radici ancestrali

E’ forse anche per questo che il New Orleans Jazz & Heritage Festival, nonostante il nome possa far pensare diversamente, non è solamente un festival jazz. Certo, il genere musicale che ha le sue radici ancestrali proprio a New Orleans la fa da padrone ma nel senso che è lui il padrone di casa in questa enorme festa, una sorta di metaforico Grande Gatsby. Gli invitati sono tanti: dal pop al blues, dal funk al reggae, dalla musica caraibica fino al cajun, il genere musicale tipico della Lousiana derivante dal suo periodo francese.

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New Orleans Jazz Festival: Memphis Museum (foto di Luigi Zauli)

La stessa scelta dei nomi riflette questa varietà. Se si gratta via la scorza superficiale di big names, come Elton John, The Who, Jimmy Buffett, Pitbull, Tony Bennett e Lady Gaga, si può trovare veramente di tutto: vecchie glorie come i Chicago, nuove celebrità come Ed Sheeran, star dell’hip hop come T.I., mostri sacri dell’R&B come Allen Toussaint e del reggae, si pensi a Jimmy Cliff, virtuosi del funk, è il caso di Trombone Shorty e gruppi fusion come Widespread Panic.

La Cajun jambalaya e i po’boy

Ma se non si può descrivere il New Orleans Jazz & Heritage Festival semplicemente come un festival jazz, non si può nemmeno dire che sia solo un festival musicale. Non ci si va solo per ascoltare musica, ma anche per ballare, mangiare e acquistare qualcosa di molto particolare. Il Festival presenta otto aree dedicate al cibo e tre all’artigianato dove si può assaggiare e provare su pelle l’autentica tradizione della Lousiana, così unica rispetto al resto degli Stati Uniti.

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New Orleans Jazz Festival (foto di Luigi Zauli)

Si potranno sentire gli antichi influssi francesi e spagnoli sulla cultura creola nella Cajun jambalaya, qualcosa di molto vicino alla paella con salsicce e scampi, o nei panini po’boy, di solito ripieni di carne o gamberi fritti. Se a tutto ciò si aggiungono le bande di strada che si esibiscono tra la folla durante il festival rifacendosi alla tradizione del Mardi gras, il tipico carnevale di New Orleans di origine francese, ci si accorge che il termine “jazz” viene utilizzato più per definire lo spirito dell’evento che per indicare un particolare genere musicale.

 

I vicoli e i club della tradizione musicale

D’altra parte, è la stessa storia della città in cui si suonava il jazz molto prima che si iniziasse a chiamare in questo modo a rifiutare qualunque recinzione linguistica o culturale. Una città americana con un cuore creolo raccolto all’interno di un quartiere francese. Chiuso a nord da Congo Square e a sud da Jackson Square con la sua magnifica cattedrale (St. Louis Cathedral), questo quartiere rimane il più tipico di tutta la città. Passeggiando tra i suoi vicoli ci si può imbattere nelle eredità della tradizione culinaria transalpina con i bar che propongono ancora oggi beignets accompagnati da café au lait. Viene tagliato al centro da Bourbon Street che è di fatto il cuore della vita notturna della città mentre il jazz vero e proprio si è invece spostato più a nord, a Frenchmen Street, dove diversi club, come il DBA, lo Snug Harbor, lo Spotted Cat e il Blue Nile, ripropongono l’immensa tradizione musicale di New Orleans.

Sulle tracce di Armstrong e poi verso Nashville

Ma se il jazz nacque a New Orleans, in realtà crebbe e si sviluppò altrove. Si può seguire la diaspora dei musicisti della capitale della Lousiana che emigrarono a nord agli inizi del Novecento, seguendo il Mississipi, in cerca di opportunità migliori. Si possono ad esempio imitare le orme di Louis Armstrong che nel 1922 si spostò da New Orleans a Chicago, dove il jazz divenne quello che conosciamo oggi. Nel mezzo ci si può fermare a Memphis, dove suonarono W.C. Handy e Buster Bailey ma che venne rese famosa più tardi da Elvis Presley e Johnny Cash, e sentire del buon blues a Beale Street. Oppure, ancora, fare tappa a Nashville, dove nacque il country, e godersi la vivace vita notturna in uno dei suoi locali.

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