In Grecia a Salonicco per la Pasqua Ortodossa

Maggio 2016

Salonicco, Grecia

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A Salonicco ci arrivai, sull’onda dell’entusiasmo per i film di Angelopoulos, la Pasqua di qualche anno fa. Fortuna volle che quell’anno la Pasqua ortodossa coincideva con la nostra. Era da poco passato mezzogiorno quando l’autobus che collega l’aeroporto alla città, ci lasciò in prossimità di piazza Aristotelous.

Bastarono pochi passi per capire che c’era un fermento nuovo, un’energia particolare. Tutti si stavano riversando per le strade e già cominciavano a recarsi nelle tante chiese disseminate tra le vie del centro stretto tra la collina della “città alta”, al nord e il lungomare, al sud.

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In Grecia a Salonicco: Vista aerea della città

 

La processione e l’energia contagiosa

L’impatto fu talmente forte da farci intuire che non c’era tempo da perdere. E così, lasciati i bagagli in albergo, ci unimmo a quel flusso che sembrava fare le prove in previsione della Processione che di lì a qualche ora sarebbe cominciata. L’energia delle persone era contagiosa. Ci sentivamo felici anche noi, sazi di quella luce che ci accompagnava come una benedizione. Ben presto mettemmo da parte mappe e cartine e ci avviammo in ogni direzione. Unico indizio che si sentimmo di seguire fu l’odore dell’incenso. Non era possibile sbagliare. Seguendo quel filo si finiva sempre sulla soglia di una chiesa.

 

La Basilica di Salonicco e le icone come lucciole

Una delle prime che visitammo fu la chiesa di Santa Sofia il cui aspetto rimanda esplicitamente alla sua omonima di Istanbul. Ma perdemmo il conto di quante ne visitammo nel corso di quel pomeriggio: di piccole e grandi. Certo, non tutte ci entusiasmarono. Ben presto capimmo l’errore di prospettiva che ci impediva di apprezzarle. Se le si osserva, soprattutto gli interni angusti e spogli, avendo in mente l’architettura occidentale si rischia di non coglierne lo spirito. Stesso discorso vale per le icone. Antinarrative per definizioni, non reggono il confronto con i grandi cicli degli affreschi del Quattrocento italiano. Bisogna osservarle con un altro sguardo. Solo così potranno apparire come delle lucciole e non come delle lanterne. E come se ci dicessero che la strada che porta alla spiritualità è fragile e un buio che  a tratti si illumina.

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In Grecia a Salonicco: Interno della Chiesa Ortodossa St. Dimitros

 

Lontani dalle mete più note

Il mare, il sole, la perfezione delle forme di una statua così come di un tempio. Quando si parte per la  Grecia si ha in mente soprattutto questo. Di solito il viaggio si incomincia a programmarlo a primavera in previsione dell’estate. Le mete preferite, come è noto, sono le isole, magari dopo una breve tappa ad Atene per vedere il Partenone.  E’ la Grecia classica, apollinea e serena, che ci culla come una madre nei giorni della calura d’agosto e non solo. Anche dopo, quando arriverà l’inverno, il ricordo di quei momenti, sereni e spensierati, ci farà provare nostalgia e con essa il desiderio del ritorno che molto spesso ci porterà di nuovo sulle stesse spiagge e sempre d’estate.

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Via Egnatia e la natura balcanica degli abitanti

Il viaggio si ripete, ma la conoscenza della Grecia non aumenta. O almeno non approfondisce. Perché? E’ probabile perché accecati da tanta luce si corre il rischio di veder poco o almeno di accontentarsi di una visione parziale e per giunta neppure tanto “vera”. Per quanto l’altra faccia della Grecia, umbratile e informe, arcaica e dionisiaca, sia inaccessibile. Come il pezzo migliore della collezione che giace dimenticato tra i meandri del sottoscala di un museo. I meandri. Pronunci questa parola e ti viene in mente il letto di un fiume, labirintico e tortuoso, come può essere il centro di Salonicco sul fare della sera non appena abbandoni l’arteria principale, la via Egnatia, che lo taglia da est a ovest. Lo sanno bene coloro che l’hanno visitata. O magari l’hanno soltanto vista nei film di Theo Angelopoulos. Ci sarà un motivo per cui il grande regista preferiva ambientare i suoi film sempre d’inverno e per di più lontano d’Atene. Doveva essere la natura balcanica dei suoi abitanti: non li senti mai gridare, parlare ad alta voce e neppure gesticolare tanto, contraddicendo l’immagine della natura levantina che ti aspetti di ritrovare in tutta la Grecia.

 

Dov’era il quartiere ebraico e il mercato Modiano

Ma qui si è a un passo dalla Bulgaria, Albania, e dalla ex Jugoslavia e se scavi nella storia di questa città-ponte (Sarajevo, Salonicco, Sofia, Istanbul) puoi arrivare a risalire in parte all’origine di questa mestizia. Qualsiasi guida ti racconta delle trasformazioni che la città ha subito tra incendi, scambi di popolazione con la Turchia e la deportazione di gran parte della comunità ebraica. Passeggiando tra le vie di quello che una volta era il  quartiere ebraico – in prossimità del mercato di Modiano, dove si trova pure l’unica sinagoga sopravvissuta alle devastazioni del nazismo – ti puoi fare un’idea di quanto sia difficile ritrovare i segni di ciò che è stato espulso dalla storia. E di come, tuttavia, questo vissuto dimenticato, faccia sentire ancora la sua presenza impalpabile.

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In Grecia a Salonicco: Spezie e erbe aromatiche al mercato

 

La cannella, l’anice e lo spirito della  Grecia

Quella Pasqua il tempo volò e come in certi film si fece subito sera. E così, stanchi di piede ma non di emozioni,  con i sensi intontiti da quell’effluvio di cannella, anice, c’era bruciata e incenso che dalle chiese oramai si era diffuso ovunque, ci trovammo lungo i marciapiedi a fissare in silenzio quelle ombre passare mischiate alla luce fioca delle candele. Alternammo momenti in cui assistevamo fermi in silenzio, a momenti in cui prendevamo parte alla processione. A unirci c’era la notte e quelle candele. Ma non solo. C’era la Grecia.

VOLA IN GRECIA

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