Sauti Za Busara, a Stone Town per l’anima più pura dell’Africa

febbraio 2015

Zanzibar Town, Tanzania

zanzibar sauti za busara

In Kiswahili, Stone Town è definita Mji Mjongwe, città vecchia, perché di fatto è il cuore pulsante di Zanzibar Town e dell’intero arcipelago di Zanzibar. In questa porzione di città si sono incrociati in un triangolo fatato cultura araba, indiana e bantu creando un mix di lingua e creatività unico al mondo. L’arcipelago di Zanzibar (che ora fa parte dello stato della Tanzania) è tra i luoghi più spettacolari dell’Oceano Indiano. Inebria con la densità della cannella e l’aroma intenso della mirra. Gestualità antiche si mescolano a frenesie moderne e il tutto ci appare nitido come in certe miniature dell’antica Persia.

Il regno della musica e le canzoni della saggezza
Stone Town, che è stata dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco, è anche il regno della musica. Un po’ perché qui è nato Freddie Mercury una delle stelle più brillanti del firmamento rock, un po’ perché Stone town è diventata la casa di Sauti Za Busara uno dei festival di musica più importanti dell’Africa dell’Est. Sauti Za Busara letteralmente significa “canzoni della saggezza” e ha come obbiettivo quello di valorizzare la musica africana (e in particolare quella in swahili) mostrando la ricchezza di una produzione che coniuga tradizione e modernità. Ed ecco che l’hip hop dialoga con il taraab e le sonorità soul si sposano con percussioni dal ritmo quasi mistico.

Il tarab e la musica swahili
Al festival, che si svolge a febbraio, partecipa sempre un gran pubblico. Di anno in anno il numero degli artisti coinvolti aumenta e dove c’era solo la musica oggi c’è una programmazione che va dalle serate disco fino ai documentari. I più affezionati però considerano Sauti Za Busara il festival di Bi Kidude. La grande musicista è scomparsa qualche anno fa, ma chi è andato a Stone Town non riesce a dimenticare quella nonnina (questo significa Bi Kidude) orgogliosamente a cavalcioni sul suo tamburo di pelle. Bi Kidude era una virtuosa del taraab, un genere musicale swahili che fonde insieme elementi musicali provenienti da altre tradizioni come quella araba, indiana, e i suoi concerti a Sauti Za Busara sono ricordati ancora oggi con affetto e nostalgia. Oggi le giovani generazioni non hanno perso l’arte del taraab e riportano in vita ritmi che Bi Kidude aveva regalato alla sua gente.

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Gli stili, le star e le nuove tendenze
Rumba, afrobeat, rap, reggae, rock c’è l’imbarazzo della scelta per chi sceglie di partecipare all’orgia di note che inebria Stone Town. E c’è la possibilità non remota di ascoltare insieme alla stella di turno (qui ci sono passati artisti dal calibro di Natacha Atlas ed Ebo Taylor), un “suono” emergente pronto a candidarsi come fenomeno dell’anno.
Non a caso Sauti Za Busara è uno degli avvenimenti più monitorati dell’Africa Orientale, qui nascono mode, vengono lanciati artisti, recuperati suoni perduti. Un festival che di fatto è un incrocio di civiltà, di mondi, di pensieri. Un modo, attraverso l’arte, di costruire anche una cultura di pace e conoscenza. L’Africa presenta la sua gioia a Sauti Za Busara e lo fa percuotendo la sua anima più pura.

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Foto: gentile concessione del Sauti Za Busara Festival