A Siviglia per la Feria de Abril

12-17 aprile 2016

Seville, Spagna

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Sembra estate quando si arriva a Siviglia per la Feria de Abril. Già dall’aeroporto si respira un’aria strana, un’euforia che man mano che si entra in città prende forma e si trasforma inizialmente in malcelato stupore, per trasformarsi poco dopo nella convinzione di essere al posto giusto ma al momento sbagliato perché nessuno ci aveva informato che si stava girando un film. Siviglia, infatti, due settimane dopo la Semana Santa si trasforma nel set del film Sangue e Arena solo che non è finzione ma la pura e cangiante realtà.

Le luci sul Guadalquivir

E’ lunedì sera e l’attesa per l’inizio della festa è palpabile nel quartiere di Los Remedios poco distante dal centro della città. Tutti davanti alla Portada, l’enorme porta di accesso all’area della Feria che ogni anno viene costruita secondo un progetto differente e ispirato a monumenti ed eventi importanti della città: tutti, turisti e spagnoli con il naso per aria e le macchine fotografiche pronte in attesa di El Alumbrao. A mezzanotte in punto, la Portada si accende illuminata da migliaia di luci e lampade. El Alumbrao, così si chiama quel particolare momento, dà inizio alla festa! Non è sola la Portada ad accendersi ma tutta l’area della Feria emerge improvvisamente dal buio della notte e centinaia di casetas appaiono, come dal nulla, sulle sponde del Guadalquivir. Le casetas sono strutture di circa sei metri per quattro e le famiglie spagnole fanno a gara per poterne avere una dove ricostruire con molta cura e nei minimi dettagli il salotto buono e passare una settimana a festeggiare con amici e parenti bevendo, mangiando e ballando le tipiche Sevillanas. Può capitare facilmente di venire invitati e sentirsi parte della famiglia o, in alternativa, ci sono le casetas pubbliche molto più grandi in cui è possibile condividere con tutti lo spirito della Feria.

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Le rose, i pettini e i cavalli

Il giorno dopo, passeggiando per Siviglia, l’attenzione è catturata da cavalli, cappelli a tesa larga, stivali e carrozze. Gli uomini di Siviglia diventano Caballeros e portano fieri, e assolutamente convincenti nel loro ruolo di maschi latini, le loro mujeres in giro per Siviglia. E ancora rose di tutti i colori, pettini grandi come parabole, balze, balzette, merletti, pois, ventagli, orecchini, collane ornano in modo sorprendentemente adeguato le donne di Siviglia mentre vanno a fare la spesa o alla posta o si dirigono verso la macchina in gonne talmente fasciate che la domanda “dove metteranno le chiavi?” sorge timidamente e mentre viene formulata una vistosa mujer in viola e rosso con un veloce e incredibilmente consueto colpo di tacco fa salire l’ultima balza della gonna dove nella fodera interna è cucita una tasca, per il rossetto e lo specchio però perché le ingombranti e pesanti chiavi sono un problema del marito lì a fianco.
La cosa che più colpisce è l’assoluta serietà con cui i sevillani partecipano alla festa. La Feria de Abril non è un’attrazione per turisti ma è un evento profondamente radicato e sentito da tutta la popolazione ed è per questo che nonostante ci si senta come sospesi nel tempo, si tratta di una sospensione reale, credibile e condivisibile in ogni suo stravagante aspetto.

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La Feria de Abril: Los Caballeros (foto di Alessandra Cellanetti)

Il ballo, il tormento e la pianta dei piedi

Siviglia, la feria e il flamenco, legame indissolubile. Il Flamenco, tormentata e coinvolgente danza, è stata inserita nel 2010 dall’Unesco nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Il flamenco, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, canta la storia del popolo gitano, cacciato dai propri territori, perseguitato e costretto ad abbandonare i propri usi e costumi. Per questo le melodie e il canto sono spesso struggenti con qui tipici ahy…. che non vogliono dire nulla ma che colpiscono nel profondo. Perché le voci del flamenco non devono essere belle ma fare male perchè el duende, l’anima del flamenco, è “…quel potere misterioso che tutto il mondo sente e che nessuna filosofia spiega. Un potere e non un modo di fare, una lotta e non un pensiero. Non è questione di capacità, ma di stile vivente, di una vecchissima cultura, creazione in atto. Non è nella gola, sale dall’interno, a cominciare dalla pianta dei piedi” come scrisse Federico Garcia Lorca.
E quando, magari mercoledì sera, si assiste ad uno spettacolo di Flamenco nello storico quartiere di Triana il colpo sarà arrivato solo se ci si lascia andare abbastanza per cogliere tutte le sfaccettature della sua magia; solo se si accetta la non umana capacità del musicista di correre sulle corde di quella che è una chitarra ma che produce suoni come se fossero almeno due; solo se ci si lascia cullare ipnotizzati dai movimenti delle mani e delle braccia dei bailaores e delle bailaoras; solo se ci si scopre a cantare il rumore dei tacchi… tico ta tico ta tico …e se ci si scopre a domandarsi come è possibile piegarsi rimanendo perfettamente eretti e muoversi così tanto e così velocemente rimanendo fermi.

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Un tipico tablao flamenco (foto di Valentina Daneo)

Siviglia e i suoi miti

Grandi personaggi realmente esistiti o protagonisti di famose leggende sono legati a Siviglia: la città ha dato i natali al pittore Diego Velázquez e a Siviglia sembra riposino i resti di Cristoforo Colombo in un imponente mausoleo all’interno della Cattedrale.
Le opere liriche hanno trovato qui un’ambientazione perfetta. Sono più di cento i libretti che si svolgono a Siviglia: Il Barbiere di Siviglia di Rossini, Le nozze di Figaro di Mozart, La forza del destino di Verdi, La Favorita di Donizetti e Fidelio di Bethoven solo per citarne alcuni.
Ma l’eroe e l’eroina più famosi per i quali è possibile seguire le tracce attraverso itinerari ricostruiti dai racconti dei loro autori sono Carmen e Don Giovanni.
Carmen è la passionale gitana simbolo di libertà creata da Prosper Merimée e consacrata alla storia nella metà dell’Ottocento da Georges Bizet: l’attuale Università era sede della fabbrica di tabacco dove lavorava; nella Calle Candilejo avevano luogo le schermaglie amorose di Carmen e di fronte alla Plaza de Toros de la Real Maestranza Carmen morì per mano di Don José ed è il luogo dov’è stata eretta una statua in sua memoria.
Siviglia ha ispirato Tirso de Molina che nella sua opera L’ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra ha fatto nascere il personaggio e il mito di Don Giovanni reso poi celebre da Mozart. La casa di Don Juan Tenorio sorgeva al posto dell’attuale Convento di San Leandro e nei pressi dell’odierna Plaza Nueva si trova la tomba della famiglia Tenorio, realmente esistita. Anche per Don Giovanni è stata eretta una statua e si trova in Plaza de Los Refinadores.

 

Azulejos, giochi d’acqua, grandi cattedrali e Lawrence d’Arabia

Le giornate passano e tra una fritura de pescado e un churros, tra una capatina serale alla Feria e uno spettacolo di flamenco c’è tempo per dedicarsi alla visita della città.Siviglia è una città che colpisce per i suoi contrasti. Strette viuzze e piccole piazze alberate, tipiche del Barrio Santa Cruz, che si aprono improvvisamente nella Plaza del Triunfo e i suoi monumenti. Stucchi e azulejos, giardini e giochi d’acqua per il capolavoro dell’arte e dell’architettura mudejar, El Real Alcázar, fortezza moresca prima e residenza dei reali di Spagna poi, caratterizzata da leggerezza, profumi e toni soffusi. Uscendo attraverso la Puerta de Leon con ancora negli occhi l’eterea cupola dorata del Salon de Embajadores, ci si trova di fronte all’austera Catedral de Santa María de la Sede, la più grande cattedrale gotica del mondo e il terzo edificio religioso per dimensioni dopo la basilica di San Pietro a Roma e la cattedrale di Saint Paul a Londra. La Catedral de Sevilla è costruita sui resti della preesistente Moschea il cui minareto è oggi il campanile La Giralda che con i suoi 103 metri di altezza è un elemento simbolo della città.

Cattedrale di Siviglia
La Cattedrale e la Giralda (foto di Valentina Daneo)

Proseguendo nella passeggiata si entra del Barrio San Bartolomé che insieme al Barrio Santa Cruz costituivano l’antico quartiere ebraico della Juderìa. Tra i suoi vicoli si adagia la Casa de Pilatos, esempio massimo dell’architettura sivigliana del 1400, il cui nome deriva dal fatto che la distanza che intercorre tra la Casa e un santuario situato fuori le mura di Siviglia è la stessa che esisteva tra il palazzo di Ponzio Pilato e il Monte Golgota fuori le mura di Gerusalemme. Ciò ha contribuito ad alimentare la leggenda secondo la quale la Casa sia una copia esatta del palazzo di Pilato.
La settimana volge al termine e in un sabato pomeriggio con il sole che comincia concedere un po’ di tregua ci si può concedere una passeggiata fino al Parque Maria Luisa per vedere l’imponente struttura architettonica di Plaza de España costruita nella prima metà del Novecento. Cinquantamila mq di superficie a rappresentare l‘abbraccio della Spagna e delle colonie. Plaza de España, attraversata da un canale navigabile di oltre 500 metri e con le sue decorazioni multicolori di marmi e maioliche, è stata set di numerosi film tra cui Lawrence d’Arabia e Guerre Stellari.

plaza de españa
Plaza de España (foto di Valentina Daneo)

La fine di tutto e l’ahy gitano che continua a scavare

Arriva domenica e a mezzanotte sotto una pioggia di fuochi d’artificio le luci della Portada, delle casetas e della Feria tutta si spengono e l’effimera città verrà smantellata. I turisti lasceranno Siviglia ma saliranno in aereo chi con un fiore tra i capelli chi con un cappello a tesa larga e tutti con un ahy gitano che risuona in testa con cui si dovrà in un modo o nell’altro fare i conti.

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La Feria de Abril: Las Mujeres (foto di Valentina Daneo)

VOLA IN SPAGNA

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