Il Sundance film festival e l’America sperduta

21 gennaio - 31 gennaio 2016

Park City, Stati Uniti

Il Sundance Film Festival riaprirà i battenti dal 21 al 31 gennaio 2016. Rinviato l’anno precedente di una settimana per non sovrapporsi alla settimana dedicata alle celebrazioni del Martin Luther King, si prepara ancora una volta ad invadere l’intero pianeta con i suoi film più suggestivi e riscrivere con il filo di refe del genio creativo, e con il suo prodigo e sfavillante repertorio di immagini, il panorama di sogni infantili e illusioni dorate che il cinema ci regala da sempre. Con la scenografia delle montagne dello Utah, la coreografia di Robert Redford, presidente del Sundance Institute, e il cast composto da attori, registi e operatori del grande schermo, il “film” di Sundance continua imperterrito dal 1978 a presentare talenti del cinema indipendente contribuendo a mantenere sempre viva la magia del “silver screen”.

L’appuntamento da non mancare
Lontano da Hollywood, e apparentemente suo rivale, il Sundance si rivela invece vivaio di nuovi cineasti di fama internazionale, che ogni anno si espongono alla valutazione dei giurati con la loro panoplia di lungometraggi, documentari o corti d’autore. Scheggiandosi in mille fuochi di creatività, come un tramonto sulle cime innevate che fanno da sfondo, i film del Sundance si rivelano spesso ispiratori di nuove strade narrative, tecniche o tecnologiche in campo cinematografico, determinando l’evoluzione continua del cinema americano, e di conseguenza mondiale, e rendendo il festival un appuntamento imprescindibile per addetti ai lavori e appassionati di cinema. Ma, perché no, anche per i fruitori occasionali desiderosi di abbinare un emozionante soggiorno in montagna a un’esperienza culturale di grande impatto.

L’America sperduta e misteriosa
Sundance, come Sundance Kid il pistolero fuorilegge del film Butch Cassidy. Danza del sole, tradotto letteralmente, quasi a evocare il balletto delle immagini proiettate dal raggio di luce del proiettore sul grande schermo. Un grande schermo bianco, come quello delle montagne che circondano Park City, la città che ospita il Sundance Film Festival, nello Utah. Montagne luccicanti di neve e solitudine, simili al viso di Greta Garbo descritto da Roland Barthes, di un’America off, sperduta, misteriosa e affascinante. Così, con queste suggestioni concatenate, in questo stream of consciousness narrato per immagini, ci appare agli occhi della mente la kermesse del cinema indipendente per antonomasia.

Nato nel 1978 come Utah Film Festival, da Salt Lake City si trasferisce nel 1981 a Park City, e vede passare le redini a Robert Redford, con la fondazione del Sundance Institute, che lancia definitivamente la manifestazione, favorendo il successo di talenti quali Quentin Tarantino, o di Robert Rodriguez, passando per Jim Jarmusch o Steven Soderbergh, nonché l’avvicendarsi fra i giurati di personalità come Jodie Foster, Gus Van Sant o Kathryn Bigelow. A Redford si deve anche l’idea di spostare la manifestazione a gennaio, in piena stagione sciistica in modo da presentare i film del Sundance nel periodo più turisticamente redditizio per lo Utah.

Film in concorso, categorie e retrospettive
Nel 1985 il Festival ha aggiunto i film internazionali alla sua programmazione, mantenendo la consuetudine di inserire retrospettive, come quelle sull’opera di Christopher Petit, François Truffaut e I. Passer. I film in concorso sono suddivisi nelle categorie dedicate alle opere di fiction (Dramatic) e ai documentari (Documentary) con due premi per ogni categoria (Gran premio e Premio speciale della giuria), e a partire dal 1989 è stato istituito il premio del pubblico. Nel decennio sono state inserite le sezioni non competitive American spectrum, istituita nel 1996 come vetrina per registi di documentari e di fiction al loro esordio, e American showcase, quella riservata alle anteprime mondiali. Inoltre, spazi sul cinema internazionale (World cinema e Frontiers) e una sezione speciale riservata al cinema di autori nativi americani (Native forum). Dal 1992 viene attribuito il premio Piper-Heidsiek to indipendent vision a un artista di ambito cinematografico che abbia dato un contributo significativo al cinema indipendente, conferito fra gli altri a John Turturro, Gena Rowlands, Nicolas Cage, Diane Wiest, Tim Robbins, Frances McDormand, Julianne Moore. Dal 2001 è stato istituito il Sundance Online Film Festival riservato a cortometraggi, film di animazione, documentari e filmati interattivi prodotti appositamente per Internet.

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Il passaggio al Sundance e i film di culto
Alcuni dei lungometraggi presentati al Sundance sono diventati veri e propri film di culto come Sex, lies and videotapes (1989; Sesso, bugie e videotapes) di Steven Soderbergh, Reservoir dogs (1992; Le iene o Cani da rapina) di Quentin Tarantino, The full monty (1997; Full monty ‒ Squattrinati organizzati) di Peter Cattaneo e il thriller The Blair witch project (1999; The Blair witch project ‒ Il mistero della strega di Blair) di Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez. La giuria ha premiato spesso opere prime realizzate a bassissimo costo, come l’originale commedia The brothers McMullen (1995; I fratelli McMullen) di Edward Burns, Welcome to the dollhouse (1995; Fuga dalla scuola media), racconto di quanto può essere infernale una normale adolescenza scritto e diretto da Todd Solondz, vincitore del Gran premio della giuria nel 1996; l’amaro e beffardo Chameleon street (1989; Il camaleonte) dell’esordiente Wendell B. Harris, il minimale Ruby in Paradise (1993; Ruby in Paradiso) scritto e diretto da Victor Nuñez, il ritratto della provincia americana You can count on me (2000; Conta su di me) di Kenneth Lonergan, autore della sceneggiatura e fra gli interpreti del film. Molti autori quasi sconosciuti, grazie alla presentazione nella rassegna, hanno trovato in seguito produttori e distributori: alcuni vincitori dell’edizione 2003 del Festival (Whale rider, La ragazza delle balene, di Niki Caro e The weather underground di Sam Green e Bill Siegel del 2002; American splendor di Shari Springer Berman e Robert Pulcini) hanno avuto una nomination all’Oscar nell’anno.

Recentissimo acquisto della manifestazione – e da non perdere assolutamente – è la categoria NEXT, in cui vengono premiati i film più innovativi dei registi esordienti, pellicole audaci e futuristiche, oltre che caratterizzate dalla sperimentazione di nuove tecnologie digitali applicate al cinema e alle nuove frontiere del 3D. Degno di nota anche il Premio intitolato ad Alfred P. Sloan e alla fondazione omonima che, dal 2003, viene assegnato – assieme a una borsa dei studio che porta lo stesso nome – a quelle pellicole di fiction –e quindi non documentari – che abbiano per protagonisti scienziati o riguardino temi inerenti la scienza e la tecnologia. La sezione World Cinema riserva spesso piacevoli sorprese, fra cui il premio nel 2002 all’Ultimo bacio di Gabriele Muccino. L’erba di Grace, nel 2000, fu un altro illustre premiato nella suddetta categoria.

Per quanto riguarda altri premiati celebri, ricordiamo il documentario Lo schermo velato per la categoria Freedom of Expression, Hedwig, la diva con qualcosa in più nel 2001 per il Directing Award, Memento di Christopher Nolan per il Waldo Salt Screenwriting Award, lo spaccato sulla vita e le opere delle Pussy Riot, vincitore nel 2013 nella categoria Documentary World Cinema, sempre per i documentari il Grand Jury Prize nel 1993 per il ritratto di una famiglia siciliana in Children of Fate: Life and Death in a Sicilian Family. Ovviamente la categoria Dramatic dedicata alle pellicole di fiction, è quella che poi fa maggiormente parlare di sé fra i cinefili e non solo, e sono molti i film premiati in questo settore che riscuotono successo in tutto il mondo. Fra i vincitori di questo riconoscimento ricordiamo nel 1986 Cuori nel deserto, nel 1989 il celebratissimo Sesso, bugie videotape, nel 1990 Che mi dici di Willy? sulla piaga dell’Aids nell’ambiente dorato dei ricchi omosessuali americani, Via dalla scuola media nel 1996, sul problema del bullismo adolescenziale, e In the bedroom, dramma famigliare che ha riscosso grandi consensi di critica e di pubblico.

L’edizione 2016 riserva tante sorprese e il programma è di sicuro una garanzia!

La scenografia naturale
A fare da scenario naturale per il Sundance Film Festival, quale sfondo migliore se non le Montagne Rocciose? Situata nella regione del cosiddetto Wasatch Front, la parte più a ovest dei Monti Wasatch che costituiscono il bordo occidentale delle Montagne Rocciose, e a circa 50 km a sudest da Salt Lake City capitale dello Utah, Park City, ha una storia peculiare tutta sua. Fondata dai Mormoni come la stessa capitale, dopo il fallimento dell’industria mineraria grazie a cui la città aveva prosperato fin dal tardo Ottocento, dagli anni Cinquanta in poi Park City ha conosciuto una nuova fiorente primavera convertendosi in centro sciistico fino a diventare, nel corso del tempo, uno dei più rinomati e frequentati degli Stati Uniti.

Dal 2002, in particolare, dopo aver ospitato i Giochi Olimpici Invernali, Park City – aiutata anche dal fatto che lo Utah è considerato un Paese delle Meraviglie Invernali con i suoi 12,7 metri di neve l’anno – è diventata a tutti gli effetti una città glam: durante tutto l’anno, conta più turisti che non cittadini residenti. La concomitanza del Sundance Film Festival con l’apice della stagione sciistica permette comunque di godere al meglio i due volti di questa città baciata da una posizione geografica invidiabile nello Stato dai mille suoli, monti, valli e deserti, che pare protagonista naturale di un ideale road movie o di un bildungsroman a base di natura selvaggia e cultura sopraffina.

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