A Venezia per la Festa della Sensa

8 maggio 2016

Venice, Italia

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Il vociare dei rematori che si mescola al rintocco del Campanile e al rombo sordo delle moto d’acqua. Alcuni kayak che spuntano tra le tradizionali gondole, decorate e addobbate a festa. E’ il corteo della Festa della Sensa. In una mattina limpida e calda di primavera, lo specchio d’acqua che lambisce piazza San Marco è gremito di barche. Venezia rinnova il rito millenario dello sposalizio del mare nel 2016 si celebrerà l’maggio. Proprio dalla piazza più famosa al mondo, parte la processione di imbarcazioni che, la domenica dopo il giorno dell’Ascensione (“Sensa” in veneziano), attraversa la Laguna fino alla Bocca di Porto del Lido.

 

Come Venezia si sposa con il mare

La parata sfila lentamente: il ritmo è cadenzato dal suono dei tamburi e delle trombe a bordo del Bucintoro, grande e fastosa barca di rappresentanza della Repubblica di Venezia, tutta oro e porpora, spinta da ben diciotto remi. Un tempo riservata al Doge, ospita oggi il Sindaco, il Patriarca e le autorità cittadine. Decine di imbarcazioni sportive, appartenenti alle principali società remiere veneziane, accompagnano il Bucintoro: uomini, donne e bambini, nelle colorate divise sociali, vogano energicamente dosedone e disdotone (colorate galee con polene, spinte da dodici e diciotto rematori), mentre un elicottero segue dall’alto il percorso.
Superata l’Isola di Sant’Elena e ricevuti i saluti dei cadetti della Scuola Navale Militare Francesco Morosini, il corteo attraversa il largo canale per giungere in prossimità della Chiesa di S. Nicoletto. Le barche si fermano, i rematori effettuano il caratteristico alzaremi, in segno di rispetto e devozione. Il Patriarca invoca l’intercessione di S. Marco e la benedizione divina: spetta, infine, al sindaco gettare in acqua l’anello della cerimonia, pronunciando la formula rituale “Desponsamus te, mare. In signum veri perpetuique dominii” (“Ti sposiamo, mare. In segno di vero e perpetuo dominio”), mentre dalle imbarcazioni si leva il grido “Viva San Marco!”. E’ allora che il Bucintoro si avvicina, infine, alla riva.

 

Tra pupparini, mercatini e il carattere popolare

Nel frattempo partono le regate, che vedono sfidarsi pupparini (imbarcazioni a due remi) e gondole a quattro remi: sull’acqua scivolano silenziosi scafi gialli, celesti, rosa, condotti nel caratteristico stile detto “voga alla veneta” da rematori in maglie a righe bianche e blu.
Sul Lido, lungo la Riviera di S. Nicolò, sacro e profano si danno la mano: nella Chiesa secentesca di S. Nicolò si celebra la Messa e intanto nel piazzale antistante ferve l’affollato Mercatino della Sensa, che, fin dal sabato, richiama, con i suoi sessanta banchetti, migliaia di appassionati del brocantage.
Se il corteo acqueo delle Associazioni Remiere e il lancio della vera d’oro rappresentano il cuore della Festa, le manifestazioni collaterali, tra le quali il corteo dogale in Piazza S. Marco e la Festa al Forte S. Andrea, riflettono il carattere composito di un evento in cui si fondono elementi storici, religiosi e ludici e che rivela, ancor oggi, nonostante la rilevanza internazionale assunta, un carattere genuinamente popolare.

 

Quando tutto ebbe inizio

Le origini della Festa della Sensa si intrecciano saldamente con due eventi storici di straordinaria importanza nella storia della Repubblica di Venezia: nell’anno 1.000, la spedizione dell’armata guidata dal Doge Pietro I Orseolo, partita il giorno dell’Ascensione di Cristo dall’isola di Rialto in soccorso delle popolazioni della Dalmazia minacciate dai pirati slavi. Tale fu il successo dell’impresa, culminata con il giuramento dei Dalmati a Ossero, Zara, Veglia e Arbe, che i Veneziani vollero rievocarla con una cerimonia annuale di carattere propiziatorio, celebrata nel giorno dell’Ascensione: la cerimonia prevedeva che il Doge si recasse in visita solenne al mare e, nelle acque antistanti la Chiesa di S. Nicolò, partecipasse alla preghiera affinché “per noi e per tutti i navigatori il mare possa essere calmo e tranquillo” e al rito di aspersone con l’acqua santa.
Su questo primo nucleo si innesta un altro avvenimento, che dà alla Festa la sua strutturazione definitiva: l’accordo di pace, firmato a Venezia nel 1177, tra il Doge Sebastiano Ziani, Papa Alessandro III e l’imperatore Federico Barbarossa, che pose fine alla secolare lotta tra Papato e Impero. Secondo la tradizione, il Papa, per ringraziare il Doge dell’ottimo lavoro di mediazione col Barbarossa, gli regalò un anello benedetto, accompagnandolo con le seguenti parole: “Ricevilo in pegno della sovranità che Voi ed i successori Vostri avrete perpetuamente sul Mare”, e aggiungendo “lo sposasse lo Mare sì come l’omo sposa la dona per esser so signor». Fu così che al rito di benedizione del mare nel giorno della Sensa, si aggiunse anche lo “Sposalizio del Mare”.
La Festa assunse ben presto anche un carattere commerciale: sfruttando il richiamo di migliaia di pellegrini cristiani, attratti dalle indulgenze concesse da Papa Alessandro III, fu istituita una Fiera campionaria, che per secoli deterrà il primato, a livello mondiale, per ricchezza e importanza. Divenuta uno dei principali appuntamenti della mondanità veneziana e una sorta di prolungamento del Carnevale, con la possibilità di indossare le maschere, la Festa ha successivamente conosciuto un lungo periodo di declino.

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Venezia e il mare

E’ dalla zona dell’Arsenale che può iniziare la visita di Venezia, alla ricerca di quei luoghi che, forse meno battuti dai flussi turistici, ne riflettono l’originaria vocazione marinara Prima fabbrica rinascimentale del mondo, l’Antico Arsenale è strettamente legato alla storia della Serenissima, di cui era il centro strategico. Qui, infatti, si costruivano le potenti flotte navali della Repubblica: realizzato nel XII secolo quale Cantiere di Stato, per secoli è stato la maggiore fabbrica navale del mondo. Mantenuto in funzione fino all’inizio della prima guerra mondiale, dal primo ventennio del ‘900 ha conosciuto la progressiva dismissione degli impianti cantieristici, non più funzionali alle esigenze della grande industria navale allora nascente. Dopo aver attraversato un periodo di degrado ed abbandono, dagli anni ’80, l’Arsenale è stato oggetto di un’iniziativa di riconversione dell’intera area.
In prossimità dell’Antico Arsenale, in Campo S. Biagio, si trova il Museo Storico Navale di Venezia, di cui un intero piano è dedicato alla storia marinara della Repubblica di Venezia: qui è possibile ammirare modelli di grande valore storico, tra cui un modello risalente al 1824 del Bucintoro. Dopo essersi imbattuti in alcuni insoliti e sorprendenti reperti, al terzo piano del Museo – dalla gondola appartenuta alla miliardaria Peggy Guggenheim, alla collezione di ex voto marinari dei secoli XVI-XIX – merita una visita il “Padiglione delle navi”, che ospita esposti alcuni esemplari di caretteristiche imbarcazioni veneziane, tra cui antiche gondole da cerimonia, barche lagunari da lavoro, imbarcazioni militari.

 

La città lagunare e l’arte

Venezia, ovviamente, non è solo mare e storia navale ma è anche arte e produzione culturale. In primis, certamente, la Biennale, che dal 9 maggio ospiterà la Mostra Internazionale All the World’s Futures, con 136 artisti provenienti da 53 paesi, che si snoderà in un unico unico percorso espositivo dal Padiglione Centrale (Giardini) all’Arsenale. L’offerta è, tuttavia, ampia e variegata e si è arricchita, negli ultimi anni di spazi, nuovi o recuperati, quali ad esempio, il Museo Pinault a Punta della Dogana, centro d’arte contemporanea che ospita una selezione di opere della collezione François Pinault Foundation ed è stato progettato all’interno del complesso di edifici dell’ex porto monumentale della città. O, ancora, poco distante, la Fondazione Vedova, i cui spazi espositivi sono stati realizzati su progetto di Renzo Piano all’interno dei magazzini del Sale. Qui, a differenza di quanto accade nei Musei tradizionali, sono le opere a sfilare davanti allo spettatore: grazie a un sistema robotizzato, le opere vengono prelevate dall’archivio, portate nello spazio espositivo e posizionate nel punto previsto.
Dall’arte contemporanea all’arte classica, il Museo Correr è una tappa imperdibile sulla strada di ritorno verso piazza S. Marco, dove è iniziata la Festa. Tra i diversi itinerari che il Museo offre alla scoperta dell’arte e della storia di Venezia, merita una menzione particolare la collezione di opere di Antonio Canova, ospitate nell’ala napoleonica, sede ottocentesca di re e imperatori. Nel Museo sono, inoltre, conservati i pochi frammenti sopravvissuti delle sontuose decorazioni dorate del Bucintoro. Prima di prepararsi al giro dei bacari per spritz e cicchetti, un’ultima sosta, all’uscita del Museo, per assistere a uno spettacolo che si ripete solo nei giorni dell’Epifania e della Festa della Sensa: in piazza S. Marco, allo scoccare di ogni ora, i tre Re Magi escono dalla Torre dell’Orologio, per fare una rapida sfilata, la cui conclusione è sottolineata da un’immancabile applauso dei turisti che affollano la piazza.

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